lunedì, 01 marzo 2021

#11 Anni ’70: gioia e rivoluzione

Nuovo appuntamento con I CONSIGLI DEL FABER CINE CLUB, la nostra rubrica realizzata in collaborazione con i giovani volontari dell’associazione Cineforum Altovicentino, Stefano, Rocco e Nicola.

Gioia e Rivoluzione, come la canzone degli Area. I giovani negli anni ‘70 sentivano un fermento, un cambiamento che si faticava a definire a parole.

Molti film, qui tre, cercano di raccontare le piccole sensazioni dei ragazzi di quegli anni, un po’ di paura, un po’ di allegria, un po’ di rabbia, un po’ di gioia, un po’ di rivoluzione.

Lavorare con lentezza (Guido Chiesa, Italia 2004)

Pelo e Sgualo, due ragazzi di un quartiere popolare di Bologna, vengono assunti da un criminale per scavare un tunnel per fare una rapina. Lavorando di notte, sottoterra, ascoltano Radio Alice, l’unica stazione che riescono a ricevere: una radio illegale autogestita da un gruppo di studenti universitari rivoluzionari. I due diventeranno amici dei ragazzi e delle ragazze di Alice, ed iniziano ad interessarsi alla politica.

Tutto l’amore che c’è (Sergio Rubini, Italia 2000)

In un paesino pugliese vive Carlo, un ragazzino che, coi suoi amici, vuole togliersi di dosso quella patina di provincialismo con l’idea di formare un complesso rock. Quell’estate arrivano in paese, come turiste, tre belle ragazze del nord. Carlo e gli altri si mettono a frequentarle e fingono di essere ragazzi di mondo

Paz! (Renato De Maria, Italia 2002)

Nella Bologna descritta dal fumettista Andrea Pazienza si muovono ridicoli personaggi: il sadico Zanardi e la sua preside amante dei gatti, l’autobiografico artista Pentothal e il suo vissuto politico, il clownesco Fiabeschi che resta iscritto ad oltranza al DAMS per evitare di fare il militare. Il film è la trasposizione su pellicola di una giornata di vita di questi tre celebri personaggi

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